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Medium, storie e idee di tutti

Medium - storie ed idee di tutti

È un po’ blogging, un po’ strumento di aggregazione e condivisione, ne ho letto in giro e mi ha incuriosito.

Apprezzabile l’elegante minimalismo: quel tanto che basta fuori, ma lo è molto di più dentro, per agevolare le parole.

Ci si logga con l’username Twitter, ed è apprezzabile l’utilizzo dello stesso come URL per i propri contributi.

Sicuramente ci sono molti altri particolari che varrebbe la pena elencare.

Per ora ci sto solo giocando un po’, giusto per farmi un’idea più precisa, soprattutto capire se mi interessa realmente, e magari nel caso ne riparliamo.

Dimenticavo, si chiama Medium.

Cosa cambia su Instagram?

Finalmente, dopo qualche giorno dall’annuncio ufficiale, anche io ho il mio nuovo profilo Instagram, bello luccicante.

Mi ha fatto rosicare questa cosa, tutti gli amici e conoscenti via via annunciavano il loro nuovo profilo, mentre il mio non ne voleva sapere di cambiare. Sembrava che lo facessero apposta, quelli di Instagram.

Nuovo profilo Instagram

Rosicate a parte, la prima cosa che ho notato è una certa somiglianza con i profili di FaceBook, ma questo ci può stare visto il recente gioco di acquisizioni.

Con questa novità Instagram espande leggermente il suo campo d’azione al di fuori degli smartphone. Ora è possibile apporre il proprio gradimento e commentare le immagini direttamente dai profili Instagram sul Web. Si poteva farlo anche prima, grazie a servizi di terze parti come il noto Webstagram, certo che farlo direttamente dal profilo Instagram del diretto interessato è un’altra cosa.

Il cuore dell’applicazione resta lo stesso, la condivisione delle immagini realizzate con l’applicazione originale dagli smartphone. Anche qui si potrebbe fare tutto un discorso sui furbetti di turno che piazzano immagini palesemente realizzate con mezzi superiori, ma questa è un’altra storia.

Resterà così per sempre, oppure è solo il primo ingranaggio di una ruota che porterà altrove? La preoccupazione temo sia lecita, considerando anche a chi appartiene adesso Instagram.

Visto quanto mi piace Instagram, ho quasi paura a chiedermelo…

Se io fossi capace…

©  Nate Beeler

Se io fossi capace di sviluppare applicazioni per iPad (e dispositivi mobili in generale), realizzerei delle applicazioni su misura per il mio modus operandi. Bella pensata, lo farebbe chiunque…

Sarebbero però applicazioni facili, modulari, per utilizzatori che non vogliono tanti orpelli e funzionalità che sono sicuro non vengono mai utilizzate dalla maggior parte degli utilizzatori di dispositivi mobili.

Sono abbastanza convinto che avrebbero un discreto successo, perché di utilizzatori che non vogliono sbattersi a prendere una laurea ogni volta che devono effettuare operazioni anche banali ne conosco a vagonate.

È la “sindrome da telecomando”, manuali di decine e decine di pagine fitte fitte, scritti da ingegneri per altri ingegneri, per compiere operazioni banali.

Agli altri, a quelli che vogliono le “opzioni da ingegneri”, lascerei le applicazioni che ci sono già, che fanno sicuramente il loro lavoro in modo egregio.

Cercherei un approccio per cui sia il dispositivo mobile che si adatta alle esigenze dell’utilizzatore medio, e non quest’ultimo che deve ragionare come vuole il tablet o lo smartphone di turno per farlo funzionare, con tutte le difficoltà e le perdite di tempo del caso.

Cercherei, per quanto possibile, di vincere quelle resistenze che impediscono di condividere facilmente le cose semplici come un appuntamento tra un iPad/iPhone e un Android, perché se è vero che esistono applicazioni che interagiscono con il calendario e la rubrica di Apple, e altre con il calendario e i contatti di Google, non vedo perché non debbano esserci applicazioni che possano interagire con entrambi, e far sì che il mio calendario lo possa usufruire da qualsiasi dispositivo. Un piccolo modulino per ogni calendario, attivabile o meno a piacere, così si fanno contenti tutti.

Sarebbe un piccolo passo verso una sorta di democrazia digitale, alla faccia delle corporation sempre più chiuse che in nome del profitto non vogliono nemmeno unificare gli alimentatori, a dispetto dei consumatori e dell’ambiente.

Avrei già tutto in mente, se solo ne fossi capace…

Illustrazione © Nate Beeler

Ciao, come posso aiutarti?
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