Lo Zen e l’arte dei pagamenti

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Una stretta di mano vale un contratto

Dopo tanti anni mi riaffaccio nel complicato mondo della libera professione. Tante belle speranze, poche sicurezze e ancor meno certezze, ma di sicuro tanto entusiasmo.

E via allora che andiamo subito a toccare uno degli aspetti più spinosi, uno di quelli che può riuscire a toglierti il sonno la notte: farsi pagare.

Ancor prima di emettere la prima fattura, ho deciso di scrivere un mio personale manifesto sulle condizioni di pagamento, qualcosa da affiggere sopra il letto al posto della Madonna, da seguire come un dogma.

Quindi mettiamoci subito il cuore in pace stabilendo delle regole molto semplici, che ci permetteranno di vivere, collaborare e crescere d’amore e d’accordo.

  1. Prima di tutto chiariamoci che io non faccio, di professione, il recupero crediti. Non mi piace, rovina i rapporti e le amicizie, e mi fa perdere un sacco di tempo che potrei impiegare meglio. Lavorando, ad esempio, o dedicandolo al mio bimbo.
  2. Se mi accorgo che non mi hai pagato, posso farti una telefonata, massimo due. Sarebbe molto più carino, in caso di problemi, che tu mi avvisassi per tempo. Ci si può mettere d’accordo, i problemi si possono risolvere meglio in due, e non si rovinano i rapporti.
  3. Considerando che la maggior parte dei miei lavori sono dei progetti, molto tempo è dedicato alla documentazione, alla ricerca di informazioni. Tutto tempo che deve essere considerato.
  4. Sempre considerando che la maggior parte dei miei lavori sono dei progetti, e che questi solitamente richiedono parecchie settimane per la realizzazione, io inizio a lavorare nel momento in cui tu mi versi un acconto.
  5. Nei paesi civilizzati il tempo utile per saldare un lavoro è di 30 giorni. Aiutami a far rimanere il nostro un paese civile.
  6. Quando intervengo per risolverti un problema, il più delle volte mi tocca correre. Poi tu corri per pagarmi?
    È un’equazione semplicissima, io corro per aiutarti se tu corri per pagarmi. Nel momento in cui tu smetti di correre per pagarmi, io smetto di correre pure, non ho voglia di farmi venire il fiatone per niente.

Sì lo so, a prima vista potrebbero sembrare delle richieste esagerate, e dietro l’angolo c’è la coda di consulenti pronti a prendere il mio posto. Ma vuoi mettere quanto meno ti divertiresti? E sei sicuro di ottenere gli stessi risultati?

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6 Risposte a “Lo Zen e l’arte dei pagamenti”

  1. Roberto Giannotta 4 Mar 2013 at 14:27 #

    L’acconto in Italia ormai è una chimera, almeno nella mia professione (grafico). Spero che tu abbia più fortuna di me in questo senso 🙂

    • Roberto Rota 7 Mar 2013 at 09:57 #

      Grazie Roberto, dai primi preventivi che sto facendo per ora pare che il discorso dell’acconto sia accettato, magari qualcuno ha storto il naso, ma almeno a parole poi ha accettato l’idea.

      rob

  2. Teresita 4 Mar 2013 at 14:49 #

    Ciao! Ho in parte risolto vendendo al pubblico (incasso immediato), lavoro meno ma con clienti ritenuti sicuri. Quando non riesco a pagare avverto e mi accordo, rateizzo ma tasse, imposte, affitto e utenze sono i primi pagamenti. Da ultimo mai troppi sconti, aggiungo semmai servizi (incisioni gratuite …). In bocca al lupo Teresita

  3. Matteo 7 Mar 2013 at 09:17 #

    L’arte del “pagherò” è tipicamente italiana, purtroppo.
    Hai già avuto modo di lavorare con il pubblico? Con gli Enti non esiste il “pagherò”: esiste il “non so quando ma forse entro un paio di anni qualcosa vedrai, dopo ovviamente aver pagato più interessi passivi del credito stesso”!

    • Roberto Rota 7 Mar 2013 at 09:54 #

      Ciao Matteo, grazie per il tuo contributo.

      Sì, in passato quando facevo il fotografo, preistoria ormai, ho avuto esperienze professionali con enti pubblici, e da allora mi sono stampato un gigantesco “mai più!”

      rob

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  1. √ Un acconto è “poco professionale”? | robrota - 27 Mar 2013

    […] non è stato accettato, nonostante tutte le belle parole, perché la mia richiesta di un acconto del 50% sulle prestazioni era considerata, testuali parole, poco professionale. Ci hanno pure provato a farmi desistere, ma […]

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