Un acconto è “poco professionale”?

ATTENZIONE: questo articolo è più vecchio di un anno, e potrebbe non essere più attuale, sei pregato di tenerne conto.

Come farsi pagare

Tempo fa mi è stato chiesto un preventivo per rifare un sito web con e-commerce, ed altre opzioni. Ho valutato il tutto ed ho presentato il mio bel preventivo, giudicato pure interessante.

Però non è stato accettato, nonostante tutte le belle parole, perché la mia richiesta di un acconto del 50% sulle prestazioni era considerata, testuali parole, poco professionale. Ci hanno pure provato a farmi desistere, ma su questo punto io sono irremovibile.

Nessun problema, grazie di avermi contattato e arrivederci.
Non era la prima volta che mi capitava, sicuramente non sarà neanche l’ultima.

Sono passati alcuni mesi, un conoscente che pure lui realizza siti web mi scrive. Ha terminato un nuovo progetto web per un cliente e mi invita a vederlo. Un bel lavoro, così scopro che si tratta dello stesso lavoro del preventivo rifiutato di cui sopra.

Chiacchierando del più e del meno, in uno sfogo tra amici/colleghi mi confessa che sta diventando matto per farsi pagare il dovuto, anzi dubita che di riuscirci mai.

Gli tocca perdere un sacco di tempo, telefonate e chilometri in tentativi di “recupero crediti”. Il cliente prima si fa negare, poi fa un sacco di storie, nonostante che, a parole, il lavoro sia piaciuto moltissimo, ma ogni scusa è buona per rimandare.

Chissà davvero se li vedrà mai, quei soldi.

Io diabolicamente persevero con le mie poco professionali richieste di acconto, ma mi chiedo pure cosa sia meno professionale, farsi dare un acconto o doversi occupare di recupero crediti per un cliente che non paga?

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Roberto Rota

Roberto Rota

Libero professionista, un "artigiano del web", lavoro nella comunicazione in rete da quando esiste Internet. Mi occupo principalmente di assistenza su WordPress e assistenza e consulenza WooCommerce, seguo la realizzazione di progetti web, in particolare siti di e-commerce, visibilità e comunicazione in rete. Il mio curriculum è su Linkedin, e mi puoi trovare anche su Instagram, FaceBook e Twitter.

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11 commenti su “Un acconto è “poco professionale”?”

  1. Ciao a tutti,
    perdonate se vado leggermente OT, ma riprendo quanto letto in una risposta dell’autore del blog inerente ai pagamenti. La domanda è inerente al pagamento entro 30 giorni: come fate a “obbligare” chi commissiona il lavoro a effettuare il pagamento entro questo lasso di tempo?
    Io anche per pagamenti con ritenuta d’acconto molto ridotti, ad esempio sotto i 100 euro, faccio difficoltà a farmi liquidare in tempi decenti e vorrei sapere se c’è un modo per obbligare chi commissiona il lavoro a pagarmi entro i sopracitati 30 giorni.
    Grazie in anticipo

    PS: Perdonate la ripetizione, ho postato un seconda volta perché non avevo dato la spunta alla notifica via email dei nuovi commenti.

    1. Ciao Fran, è un problema, quelli dei pagamenti puntuali, che non ha risposta. Almeno qui da noi.
      E non potrebbe essere diversamente, visto che è proprio la PA la prima a pagare a babbo morto.

      Io nel mio piccolo mi cautelo come posso. L’acconto è un piccolo salvagente, e aiuta, e se uno non mi paga smetto di lavorare per lui.

      Fortunatamente la maggior parte delle mie note sono di piccola entità, quindi tutto il tempo che non perdo nel recupero crediti è tempo che guadagno lavorando per persone più serie, e mi rovino meno l’umore ed il fegato.

      rob

  2. Assolutamente giusto richiederlo, soprattutto in questi tempi…per altri motivi ho conosciuto realtà produttive in estremo oriente: percentuali tra il 30 e 40% all’ordine, saldo a produzione terminata e pronta per spedizione. E’ così che si lavora nel mondo civile.

  3. Non potresti banalmente staccare la spina al sito? Nel preventivo ci metti: cambio password (conosciuta solo da te) dell’hosting, cambio della stessa a pagamento ricevuto. In caso di mancato pagamento tu spegni il sito. Il cliente firma e non può protestare.

    Fattibile?

    1. È complicato se stai lavorando sull’hosting del cliente, è roba sua, ci sono complicazioni anche di carattere legale.
      E poi è brutto, sembra quasi una minaccia camuffata da clausola contrattuale, se non mi paghi di sego le gambine del servizio…

      Però attenzione, guarda che mica mi sto lamentando, io sono convinto di fare una buona scrematura, sto lavorando di più e non mi devo preoccupare più di tanto di grandi rotture di scatole.

      rob

    2. Ci sono equilibri che nel “piccolo” si rompono come niente. Un buon modo per farlo è proprio quello di “staccare la spina”, sia questo un servizio di hosting che una consulenza.
      Dipende poi, ovviamente, da situazione a situazione ma facendo così si ha la certezza quasi matematica di perdere il cliente con tutto quello che comporta.
      Basta averne coscienza e sapere cosa si guadagna e cosa si perde.

  4. Che pessima situazione… L’acconto del 50% a me non piace e trovo il 30% più che sufficiente per buona parte delle situazioni.
    Purtroppo, però, in Italia c’è la pessima abitudine di tardare i pagamenti, come se tenendo i soldi in tasca si potesse diventare ricchi (ovviamente parto dal presupposto, forse errato, che chi commissiona un lavoro abbia i fondi per pagarlo!).
    Alla base di tutto, però, c’è sempre una cosa che nella micro-imprenditoria si dimentica spesso: un contratto tra le parti!!

    1. Beh diciamo che la percentuale è proporzionata al preventivo, se facessi preventivi da 5 cifre probabilmente sarebbe ragionevole una percentuale minore.
      Un’altra cosa su cui insisto è il saldo non oltre i 30 giorni.

      Pure io mi cautelo, quando posso, ma alle volte non è sufficiente.

      Rob

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