Letterine a Babbo Natale

Ferrari 250 GTO a pedali

Chiacchieravo con un coetaneo, e siamo finiti complice il periodo ed i pargoli a parlar di regali, e delle nostre letterine a Babbo Natale.

Quando io credevo ancora a Babbo Natale i miei genitori non erano ricchi. Non che lo siano mai stati, ma negli anni della mia infanzia non dico fossero indigenti ma di sicuro non potevano scialare, spesso faticavano ad arrivare al minimo indispensabile. Il mio primo ricordo di casa è il retrobottega di mia madre, un retrobottega di una quarantina di metri quadrati in due stanze più bagno dove ci vivevamo in quattro. Mia madre faceva la camiciaia, il retrobottega era più grande della bottega, e la mia cameretta di giorno diventava l’angolo delle misure per i clienti.

Con l’avvicinarsi del Natale i nostri sogni di bambini si spalmavano nelle pubblicità di Topolino. Il giornalino, la TV non ce l’avevamo ancora.

Ci avevano insegnato che bisognava fare una lista dei regali che si desideravano, e che Babbo Natale l’avrebbe presa in considerazione e qualcosa sarebbe arrivato nella notte della vigilia, a patto ovviamente che avessimo fatto i bravi bambini.

Le mie liste me le ricordo ancora, morivo all’idea di una pista Polistil, anche un ovale semplice semplice, ma costava evidentemente troppo e finivo per accontentarmi di altro. Un sogno durato anni, almeno finché ho creduto a Babbo Natale, mai soddisfatto.

In genere era la cosa più economica della lista, più dolcetti e cose utili, le cose importanti erano pantaloncini, maglie e giubbini rigorosamente “in crescita”, che altrimenti diventavano piccoli troppo in fretta.

È successo anche di ricevere qualcosa che non era nell’elenco, forse perché la voce più economica era fuori portata. Anche Babbo Natale si sbaglia, con tutti i bambini che deve accontentare in una sola notte…

C’era pure un fiorente riciclo dell’usato. Gli amici dei miei con figli più grandi portavano di nascosto tricicli e biciclettine dismesse. Dai parenti niente, ero il primo dei nipoti e in quel senso era una vera sfiga, casomai erano i sopravvissuti tra i miei giochi che finivano di nascosto ai cuginetti più piccoli.

Riccardo, per il suo secondo Natale, credo abbia ricevuto più regali di me in tutta la mia infanzia. E non siamo certo ricchi, anzi è il mio primo Natale da “diversamente occupato”.

Ha ricevuto persino una Ferrari 250 GTO a pedali comprata direttamente al Ferrari Store di Maranello. Una follia del nonno, è talmente grande che fatica a circolare per casa.

Visto quanto gli piacciono le macchinine mi sono ripromesso, per uno dei prossimi natali e prima che smetta di credere a Babbo Natale, di comprargli la pista elettrica dei miei sogni.

l’iPhone è un sommergibile, o forse un faro.

sottomarino giallo

Riccardo ha pensato che forse l’iPhone è un sommergibile. Ovviamente non lo è, ma non ho fatto in tempo a dirglielo.

Ho messo l’iPhone ad asciugare, per vedere se qualcosa si riprende o se mi rimane un costoso soprammobile, e da un po’ ha cominciato ad accendersi e spegnersi di continuo. Prima o poi finirà pure la batteria.

Avuta la conferma di non poter fare il sommergibile, forse l’iPhone ora prova a fare il faro.

Forse si annoiava a fare solamente da radiosveglia…

Buon sangue non mente…

Dracula principe delle tenebre

Le grigliate domenicali da Giorgio sono una delle poche piacevolezze di questa estate noiosa.
Io preferisco grigliare a cena invece che a pranzo, come invece piace a Giorgio, ma questo ha imparato, per invogliarmi maggiormente, che alle solite costine e salsicce deve aggiungere delle fiorentine, e per trovarle buone riesce a fare parecchie decine di chilometri.

Giorgio però non è capace di cuocere le fiorentine, a lui piace una griglia “lenta”, con la brace bassa, che magari con il maiale ha dei risultati apprezzabili ma le fiorentine  finisce per “lessarle”, un sacrilegio. Quindi mi sono imposto che le fiorentine le griglio io, alla fine, quando lui ha finito con tutto il maiale che è riuscito a far stare sulla sua generosa griglia.

Oggi eravamo in quattro, con due fiorentine. Le donne se vedono il sangue non ne vogliono nemmeno sentir parlare, Giorgio non era molto in vena di fiorentina, perciò mi sono sacrificato e me le sono mangiate tutte e due. Non erano esagerate, ma tra tutto penso che un chilo e mezzo di carne ci sia stato.

Ho scoperto pure che il Corvo rosso, servito fresco per via della calura, con le fiorentine non ci sta affatto male.

La carne oggi era particolarmente tenera e saporita, decisamente buona, perciò ho provato a cuocere un pochetto di più uno dei due filetti, ma poco poco di più perché fosse rosato e non sanguinolento, tagliuzzato poi a pezzi piccoli piccoli ed ho provato a darlo a Riccardo.

Ha apprezzato, decisamente, si è leccato i baffi che ancora non ha…

Non contento, Riccardino si è avvicinato a Giorgio, gli ha rubato una salsiccia dal piatto e se l’è mangiata tutta, a morsi.

Buon pro gli faccia, ci siamo detti tutti, aspettando che da un momento all’altro rubasse a Giorgio pure il bicchiere pieno di Lambrusco.

 

L’albero di Riccardo

Albero di Riccardo

Quando l’anno scorso in tanti mi hanno chiesto com’era sentirsi babbo alla soglia dei cinquant’anni, l’unica cosa che sapevo rispondere era che non lo sapevo. Non ero pronto, pensavo di esserlo, ma non lo ero per niente. Il turbinio di emozioni che mi ha assalito era ben oltre ogni mia aspettativa.

Ad un anno di distanza, non è cambiato molto.

Certo ho potuto metabolizzare molte cose, mettere un po’ d’ordine in quel casino di pensieri e di avvenimenti che sono passati di qui, ma non ho ancora ben chiare tante cose.

La mia vita è incasinata come prima, anzi di più, i problemi non sono diminuiti per niente. Ma quando arrivo a casa la sera, o quando mi sveglio al mattino, e quei due occhioni mi guardano e sorridono solo per me, è come se tutto si sciogliesse come neve al sole, e i problemi immediatamente scivolano via, dal corpo e dalla mente.

Non potrò seguirlo a lungo, già lo so, e questo è forse il cruccio maggiore, ma potrò cercare di dargli tutto quanto sia in mio potere per farlo crescere nel modo migliore, per difenderlo da qualsiasi cosa, con tutte le mie forze.

Sua mamma ha piantato un alberello, l’albero di Riccardo. Io che non conoscevo questa usanza  l’ho presa pure un po’ in giro sul momento, più che altro per le possibilità che l’alberello, poco più di un rametto, potesse superare l’inverno.

Ora il rametto, un ciliegio per la precisione, in mezzo alle rose, in un metro quadrato di terriccio vicino al posto macchina, ha buttato le prime foglie e pure qualche gemma.

Nel frattempo io ho cambiato idea, le ho chiesto scusa, e la sera lo annaffio pure io.