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Quel pezzetto di Apple che poteva essere italiano
Apple in parte italiana? Poteva succedere, pare.
Curiosa infatti la vicenda di tal Carlo De Benedetti che, nel lontano 1980, si trova in California, seduto ad una scrivania con Jobs e Wozniak.
Sul piatto un milione di Dollari per il 20% dell’azienda californiana, ma De Benedetti pensò di aver di meglio da fare in quel periodo. Evidentemente quei due giovinastri trasandati, seppur già molto considerati, ai suoi occhi dovevano sembrare al massimo una meteora impazzita, una storia senza futuro. Tutto tempo perso, pensò.
Di perso invece, col senno di poi per ammissione dello stesso manager italiano, una grande occasione. E pure un buon investimento, a patto di non mollare negli anni più bui di Apple, una tentazione che ha colpito molti.
Quello che mi incuriosisce di più, ma non potremo mai avere risposte, è come avrebbe influito quel 20% italiano in una start-up come Apple, che effetto avrebbe avuto ai nostri giorni.
Solo due gocce di Chanel n. 5…
La divina Marylin, pace all’anima sua, alla domanda riguardante l’abbigliamento utilizzato la notte, per andare a letto, ha chiamato in causa il più celebre (e celebrato) dei profumi. La la risposta è diventata celebre quanto il profumo.
Ora vorrei proprio vedere chi vorrebbe andare a letto con “solo due gocce di MacBook Pro Fragrance“, sono sicuro che almeno un paio di mia conoscenza li beccherei…
Nessuna illusione, mogli e fidanzate di utenti Mac possono tranquillizzarsi, non è in vendita.
Perché non ne parli…
Gianni mi chiede come mai non scrivo mai nulla (su Tevac) riguardo le azioni Apple, quotazioni e record.
A parte che sarebbe un mero riporto di numeri di cui capisco ben poco, beata ignoranza, e quindi avrei ben poco da dire a riguardo, il vero motivo probabilmente è un altro: non ne posseggo.
Se ne avessi, magari acquistate in tempi ben più oscuri per la società di Cupertino, probabilmente sarei più attento sull’argomento, dato che probabilmente renderebbero la mia esistenza terrena meno problematica, economicamente parlando.
Però non ne possiedo. Perciò perché preoccuparsene, visto che anche le quotazioni record di AAPL sono diventate un’abitudine, non fanno più notizia?
Felini d’altura, si bissa.
Girano in rete quelli che dovrebbero essere i requisiti hardware minimi per poter utilizzare quello che sarà il nuovo OS X, il leone di montagna, Mountain Lion, il secondo felino d’altura dopo Snow Leopard.
La faccenda non è del tutto chiara, nel senso che questi dovrebbero essere i requisiti per la versione ad uso e consumo degli sviluppatori, appena rilasciata, e non è detto che saranno gli stessi per la versione definitiva che arriverà a fine estate.
Il mio Mac Pro, classe 2006, si è immediatamente rattristato. Ho provato a spiegargli che io non sono uno sviluppatore, che non ho nessuna intenzione di installare un sistema operativo non ancora stabile, e che magari con l’estate i requisiti si allargheranno. Non c’è stato niente da fare.
Ho anche provato un bluff, senza successo: “non ho installato Lion, figurati se mi vado ad impelagare con un leone montanaro…”. Continua a leggere
Quo vadis, Apple?
Senza nulla togliere ai doverosi quanto innumerevoli tributi all’uomo, straordinario, prima o poi ci si dovrà chiedere pure che ne sarà di Apple, della “sua” Apple, ora che Steve Jobs non c’è più.
Di sicuro, nella sua lungimiranza, avrà tracciato la strada per i prossimi anni, starà ai suoi successori dimostrare le capacità di raccoglierne l’eredità, un fardello decisamente pesante per chiunque.
Prima o poi, quando di Steve Jobs sopravviverà solo il ricordo, i vertici di Cupertino saranno costretti a pensare, decidere e soprattutto creare in totale autonomia, ed allora sarà davvero inevitabile il chiederai che fine farà Apple.


Classe 1960, qualcuno si ricorda ancora di me per una mia 


