Archivi Mensili: settembre 2010

Questioni irrisolte

Se passi più di una mezza giornata a pensare a quello che vuoi dire, è meglio che ti leggi un fumetto, poi esci e ti fai una birretta, o un giro in moto.
Magari domani i pensieri arrivano…

Spaghetti, pizza, mandolino (mafia)

Per dar man forte alla Brambilla, molto impegnata a contrastare un’apps per iPhone/iPad, ho deciso di tenere alto il buon nome degli italiani all’estero preparando una’amatriciana come si deve per i miei ospiti.

Ho usato tutti prodotti locali, ma il risultato è stato comunque egregio. Si sono leccati dita e baffi, e avessero potuto anche le orecchie.

La parola (mafia) non è mai venuta fuori, in compenso sono spuntate non so quante canzoni di Al Bano, ballo-del-qua-qua compreso.

Vodka e birra

T-shirt Vodka Connecting People

Da queste parti si usa pasteggiare con la vodka sul tavolo, e guai ad avere il bicchierino vuoto.

Ieri sera ero io il capobanda, mio quindi il compito di provvedere che i suddetti bicchierini fossero sempre pieni. Il guaio è che ogni volta che li riempivo c’era qualcuno che alzando il proprio lanciasse un “nasdarovia” di rito, e giù tutto d’un fiato.

A me poi piace molto l’accostamento vodka e birra, nonostante mi avessero messo sull’avviso che per una singola bevuta va bene, ma che ad una cena potrebbe essere deleterio, che solo i professionisti del posto che già convivono con la cirrosi epatica ne escono indenni (diritti in piedi sulle proprie gambe).

A casa ci sono tornato con le mie gambe, ma me l’hanno raccontato perché la mia memoria si ferma molto prima, credo tra la seconda e la terza bottiglia di vodka equamente distribuita nei bicchierini.

Una sbronza colossale, come non mi succedeva da tempo, con tutti gli annessi e connessi del caso…

La cosa strana è che mi sono svegliato alle prime luci dell’alba, occhi spalancati e subito sveglio come un grillo, senza nessuno degli effetti collaterali postumi di una sbronza.

Il corpo di riserva

Asahi Pentax K1000

Non è passato molto tempo, due o tre settimane non di più, che discutevo con un amico su come i fotoamatori di una volta, quelli analogici, avevano la buona abitudine di portarsi sempre dietro un secondo corpo. Una seconda reflex, della stessa marca per sfruttare tutto il parco ottiche.

Un’esigenza molto analogica, quella di poter repentinamente cambiare modalità di scatto. Bianco e nero o colori, a seconda del soggetto che si incontrava. Sì perché buona parte della fotografia, una volta, la si ragionava prima di scattare, per forza di cose.

Il digitale e la post-produzione annessa ci hanno alleggerito le borse ma ci hanno privato di questi e molti altri piaceri della fotografia. Certo regalandocene altri, indubbiamente, ma è fuori discussione che l’analogico imponeva maggior ponderazione e consapevolezza sullo scatto.

Il secondo corpo, inoltre, svolgeva pure funzioni di “ruota di scorta”. Specie con le fotocamere meccaniche, non era inusuale che qualcuna si inceppasse, ecco quindi che il secondo corpo ti tirava fuori dai guai.

Tutta questa premessa perché oggi, e per giunta all’estero, la mia Nikon D80 si è messa a fare le bizze e dopo poche ore mi ha piantato in asso, e per motivi di spazio nello zaino (all’attrezzatura si è aggiunta una videocamera digitale) non ho nemmeno con me la mia fida compattona Canon G9.

Io e la tecnologia questo periodo non andiamo molto d’accordo…

Beautiful di frontiera

Beautiful - la serie

La storia inizia con lui, un omone grosso di stampo taurino, di quelli che non gli faresti mai un torto. Arriva dal sesto piano, suona alla porta del secondo (piano) con aria visibilmente scossa, forse con un tasso alcoolico un tantinello alto.

La sua lei se n’è andata di prima mattina, come fa sempre per andare a lavorare, ma questa volta ha lasciato un biglietto che non tornerà, e di non cercarla.

Ha lasciato due figli per andare con non so chi, per ricominciare da capo un non so cosa.

Lui lo incontriamo di nuovo il pomeriggio, in giro per il paese. È ancor più visibilmente brillo, e la sta cercando in ogni dove, senza successo. Chiede ovunque, perché nei paesi tutti si conoscono, ma nessuno sa niente.

Lui ancora non sa che è partita per la capitale, che avrebbe voluto portare via anche i figli ma non c’è riuscita, forse qualcuno lo sa, nessuno certo glielo va a dire, anche solo per paura di una reazione violenta, o per non passare da quel “bell’amico che sei, se lo sapevi potevi dirmelo”.

La capitale è lontana, una giornata e più di treno, ed è enorme se non sai nemmeno dove girarti, e qui siamo in un paesino piccolo piccolo dell’Est Europa.

To be continued…